Processo all’Anti-Edipo di Gilles Deleuze

Venerdì 26 maggio, dalle ore 15 alle 19, presso il Polo Psicodinamiche di Prato (via Giotto, 49), si terrà la giornata di studio Processo all’Anti-Edipo di Gilles Deleuze.

Una rilettura a distanza per ridiscutere il pensiero di Deleuze sulla dimensione psicoanalitica della società contemporanea e far interagire la pratica clinica con la dimensione teorica del filosofo francese.

Si tratterà, prima di tutto, di rendere ragione di quella stagione straordinaria di analisi e critica della Modernità chiarendone molti passi e passaggi, poi di valutarne persistenze e residualità, infine capire che cosa è rimasto oggi di quelle polemiche e delle lotte a esse collegate sul piano teorico.

Interventi di:

  • Giuseppe Panella, docente di Estetica alla Scuola Normale Superiore di Pisa, scrittore, vicepresidente della Società Filosofica Italiana sezione di Prato.
  • Carlo Bonomi, della Società Italiana di Psicoanalisi e Psicoterapia Sàndor Ferenczi.
  • Maurizio Montanari, psicologo, psicoterapeuta, fondatore del Centro di Psicoanalisi Applicata LiberaParola.
  • Silverio Zanobetti, laureato in Economia e Filosofia, scrittore, tesoriere della Società Filosofica Italianza sezione di Prato.
  • Giovanni Spena, docente di Filosofia presso il Liceo Cicognini di Prato, presidente della Società Filosofica Italiana sezione di Prato.
  • Irene Batteglini, direttore della Scuola di Psicoterapia Erich Fromm di Prato.

Modera Ezio Benelli, psicologo, psicoterapeuta, analista, supervisore, didatta, presidente International Foundation Erich Fromm.

26.05.17 deleuze

Tavolozza di eventi

Si segnalano i laboratori e le officine esperienziali a partecipazione gratuita organizzati al Polo Psicodinamiche Prato (via Giotto, 49) per un maggio creativo.

LA NATURA DELLA LEGGE
Laboratorio esperienziale di Etica & Psicoanalisi. Riflessioni etiche nell’epoca della Globalizzazione.
Giovedì 11 maggio h. 17-19con Giuseppe Panella e Silverio Zanobetti.

HITCHCOCK. GLI UCCELLI
Laboratorio esperienziale di Cinema & Psicoanalisi. Esplorazione dei volti e dei simboli dell’emotività nel maestro della suspense con l’attore e regista Alberto Di Matteo.
Lunedì 15 maggio h. 17-19, incontro, incentrato sulla pellicola Gli uccelli del 1963.

RAINER RILKE. LA PROMESSA DELL’ ETERNITÀ
Laboratorio esperienziale di Scrittura Creativa. Letture ed esperienze di libere composizioni guidate dal poeta, scrittore e critico letterario Andrea Galgano.
Giovedì 18 maggio h. 17-19, appuntamento che avrà come “taccuino” di riferimento la poetica di Rainer M. Rilke.

L’ INVIDIA
Laboratorio esperienziale di Antropologia & Psicoanalisi. Esplorazione dei contenuti archetipici inconsci relativi ai sette peccati capitali, in ottica antropologica e psicoanalitica. Con Vinicio Serino e Irene Battaglini.
Giovedì 25 maggio h. 17-19 per parlare di invidia.

 

Per prenotare la tua partecipazione o avere maggiori informazioni:
chiama il Polo Psicodinamiche al n. 0574.603222 Dottoressa Alessandra Mannelli
scrivi a: segreteria@polopsicodinamiche.com
manda whatsapp o sms al 349.6758608

PostPop

Dal 26 Aprile, presso Officina Giovani, un seminario filosofico tra cinema e fumetto, organizzato dall’Associazione Culturale +Prato e dalla SFI società filosofica italiana sezione Prato.
Il seminario PostPop sarà realizzato nella modalità di 10 appuntamenti settimanali, ogni mercoledì dal 26 aprile al 28 giugno, dalle ore 21.30. Negli incontri si alterneranno Stefano Petruccioli e Riccardo Taurisano.
Il seminario si propone di tracciare un percorso filosofico affrontando specifiche tematiche che la cultura Pop del cinema e del fumetto ha talvolta riproposto attingendo dal passato e altre volte posto compiendo un tentativo di fare filosofia attraverso il mezzo artistico. Facendo una accurata selezione di fumetti e film che dagli anni ’70 ad oggi hanno determinato interessanti interpretazioni e sviluppi della filosofia e più in generale della visione del mondo, si è deciso di tracciare un percorso seminariale diviso in dieci tappe.
Cinque di esse, a cura di Stefano Petruccioli, vedranno trattati specifici temi attraverso l’utilizzo di materiale fumettistico proposto tramite slide e spezzoni di cinecomics che permetteranno di individuare e riconoscere particolari riferimenti alla filosofie che ci hanno preceduto, dalle più antiche alle più recenti, e che caratterizzano il presente, al fine di proporre un dibattito interattivo con i partecipanti al seminario utilizzando come (pre)testo il linguaggio del fumetto.
Le altre cinque tappe seminariali, a cura di Riccardo Taurisano, vedranno la proiezione divulgativa di film che propongono tematiche filosofiche. In ogni singolo incontro di questi cinque, dopo la visione sarà proposta un’analisi del film e un dibattito annesso in merito alle tematiche che sono apparse emergere durante la visione del film.
postpop

L’insostenibile leggerezza della modernità

Il tramonto della modernità è ormai un dato di fatto. Qual è il destino di uno dei suoi strumenti concettuali più celebri, l’ideologia? A questo cercheremo di rispondere attraverso Gramsci, Bauman e Augé, in tre incontri a cadenza bisettimanale dal 20 aprile al 18 maggio, organizzati dalla Biblioteca Lazzerini in collaborazione con la Società Filosofica Italiana, sezione di Prato, presso la Sala Conferenze della Biblioteca comunale stessa (via Puccetti, 3 – Prato) a partire dalle ore 21.

Gli interventi, i relatori e le tematiche saranno:

  • GIOVEDÍ 20 APRILE, ore 21. La malattia della modernità. Ideologia politica e storia.
    Giuseppe Guida, membro del comitato scientifico per la pubblicazione delle Opere Complete di Gramsci
    Giuseppe Panella, docente della Scuola Normale Superiore di Pisa
    Gramsci è stato per lungo tempo il punto di riferimento della sinistra e non solo per quanto riguardava l’analisi dell’ideologia e della scienza politica. La crisi della modernità ne ha rimesso in discussione l’utilizzabilità oppure Gramsci parla ancora al nostro presente?
  • GIOVEDÍ 4 MAGGIO, ore 21. Modernità in crisi. Ideologia, società e politica nel Novecento.
    Carlo Bordoni, sociologo, autore insieme a Zygmunt Bauman di Stato di crisi, Einaudi 2015
    A Bauman si deve l’intuizione del concetto di “modernità liquida”. In che modo vi siamo ancora immersi? Oppure ne stiamo uscendo, sospesi in un interregno tra morte della modernità e qualcosa che è ancora oscuro e di cui non conosciamo i confini?
  • GIOVEDÍ 18 MAGGIO, ore 21 Fine della modernità? Ideologia politica e storia in Gramsci, Bauman e Augé
    Stefano Berni, studioso di filosofia francese contemporanea
    Sergio Caruso, docente di Scienze Sociali all’Università di Firenze
    Marc Augé ha coniato l’espressione “nonluogo” per individuare situazioni nelle quali ciascuno di noi si è trovato a vivere e nelle quali abbiamo constatato la crisi delle nostre certezze. Riflettere sul pensiero di Augé può servire a capire come si sta modificando la soggettività contemporanea.

Laboratorio esperienziale di etica & psicoanalisi

Tra i freelab, officine esperienziali ed esercizi creativi promossi nell’ambito di Equinozio di Eventi presso il Polo Psicodinamiche Prato (via Giotto, 49), si segnala quello di giovedì 9 marzo, dalle ore 17 alle ore 19: un laboratorio esperienziale di etica e psicanalisi dal titolo Personalità multipla.
Le riflessioni e provocazioni per un’etica del futuro saranno a cura di Giuseppe Panella e Silverio Zanobetti.

Incontri successivi saranno:

  • Il laboratorio esperienziale di cinema e psicanalisi Hitchcock. La finestra sul cortile. Esplorazione dei volti e dei simboli dell’emotività nel maestro della suspense con l’attore e regista Alberto Di Matteo. Lunedì 13 marzo h. 17-19.
  • Il laboratorio esperienziale di scrittura creativa Giacomo Leopardi. L’infinito. Letture ed esperienze di libere composizioni guidate dal poeta, scrittore e critico letterario Andrea Galgano. Giovedì 16 marzo h. 17-19.
  • Il laboratorio esperienziale di antropologia e psicanalisi La gola. Esplorazione dei contenuti archetipici inconsci relativi ai sette peccati capitali, in ottica antropologica e psicoanalitica. Con Vinicio Serino e Irene Battaglini. Giovedì 23 marzo h. 17-19. 

Il ritmo dell’avventura tra Simmel e Jankélévitch

di Silverio Zanobetti

Questo intervento è stato pensato in occasione dell’incontro organizzato dal Gruppo Quinto Alto al Gabinetto Viesseux di Firenze dal titolo: L’AVVENTURA COME CATEGORIA DELLO SPIRITO. Europa anni Trenta e dintorni (con interventi di Bruno Accarino e Giuseppe Panella).

L’avventura non è sinonimo di eroismo, di peripezie, rocamboleschi inseguimenti o viaggi esotici: si tratta di un modo privilegiato di vivere la temporalità.
Vladimir Jankélévitch ha studiato intorno al 1922-1923 le opere di Simmel su questo tema (quest’ultimo, però, si concentra, prevalentemente sull’aspetto spaziale dell’avventura; si veda la metafora del ponte e della soglia). Intorno al 1938 scrive L’alternativa saggio esistenzialista sulla finitezza dell’essere umano e in questo testo tiene subito a pagare il debito di riconoscenza verso Simmel. Sul tema dell’avventura dedicherà un’intera opera1.

Se volessimo predisporre un vocabolario filosofico dell’avventura potremmo partire da 3 concetti: chance, rischio e occasio.2 L’occasione è un caso che viene incontro. Le occasioni, per gli intellettualisti, sono solo le occasioni del peccato, della caduta: la colpa provocata dalla tentazione, la tentazione indotta dall’incontro o dalla lettura.
Nella sua opera sull’avventura Jankélévitch scrive che l’occasione dipende dunque dal momento del tempo in cui un certo presente si presenta, in cui incontriamo l’occorrenza sul nostro cammino. Ma perché ci sia incontro, bisogna essere in due: bisogna certo che a una tal data, ora o minuto del divenire, avvenga la tal occorrenza; ma bisogna anche che, simultaneamente all’apparizione di questo avvenimento, si produca un tale o talaltro intervento umano. Ora, se c’è un tempo privilegiato per l’occorrenza, vi sono anche momenti più o meno favorevoli per l’intervento dell’uomo: infatti i momenti del tempo umano – che è invecchiamento, evoluzione, maturazione, storia drammatica, biografia passionale – non sono tra loro equivalenti; e ciò che costituisce un’occasione quando abbiamo venti anni non è più tale quando ne abbiamo settanta. I tempi non si assomigliano, diceva Machiavelli. E le età della vita hanno tempi qualitativamente eterogenei. Estro e freddezza, momenti spirati o momenti aridi. Attraverso il corpo, attraverso i dolori avventizi che la carne ci arreca, tramite le complicazioni e associazioni fortuite che ci procura, nei messaggi discontinui che ci trasmette l’emozione, nei sussulti continui della vita affettiva e sensibile, l’esteriorità in tutte le sue forme materiale sociale viscerale inscrive in noi il suo diagramma capriccioso.
La casuistica (tecnica per fare buon uso dell’occorrenza) ci insegna a sciogliere l’intrico che ingarbuglia il pensiero, a dissolvere e risolvere il viluppo di problemi che impedisce l’azione (l’anacronismo e il discronismo è il regime normale, il dissonante regime di ogni simbiosi), a spianare infine le circonvoluzioni che rallentano il ragionamento e il movimento.: su una via libera da ogni scrupolo paralizzante viene ristabilita la circolazione. Essa è l’arte di volgere il caso in occasione. L’uomo è l’ingegnere delle occasioni. Nella misura in cui l’occasione è un’occorrenza indipendente dal nostro spirito, spetta a noi approfittarne.
Il presente non è certo qualcosa che potremmo seguire mano a mano o guardare nel mentre sta avvenendo, ma è l’acuminato presente di una presenza acuminatissima, un adesso incandescente sorpreso sul fatto. Sempre in ritardo o in anticipo, ma più spesso in ritardo, incapricciato di conoscenze ritardatarie, di pensieri retrospettivi e postumi rimpianti, l’uomo si affanna a perseguire l’opportunità univoca; per non perdere la diligenza di una buona occasione gli toccherà a volte salire in corsa o affidarsi a non pochi numeri acrobatici.
C’è dunque nell’occasionalità una specie di causalità reciproca: è l’occasione che attiva il genio creatore; ma è per il genio creatore che l’incontro invece di essere un’occorrenza morta, diviene occasione feconda e ricca di senso. Per esempio i colori di un tramonto inatteso sono una fortuna inaspettata per il pittore: il pittore mette quindi mano ai pennelli improvvisando, nella speranza di cogliere al volo l’istante felice; ma in senso inverso è lo stesso pittore a suscitare letteralmente il tramonto che lo ispirerà, così come è l’amore appassionato che suscita le appassionanti occasioni d’amore.
Dal punto di vista della temporalità il tema dell’avventura rappresenta ovviamente la rottura (non assoluta) della continuità, il balzo del presente. L’esperienza avventurosa, estemporanea, improvvisa, destabilizzante, insulare e sporadica dell’avventura si oppone alla temporalità continuista che teme le rotture. L’avventura è legata all’indeterminatezza, all’incertezza e la sua dimensione è un futuro inconcluso. Non si tratta, spiega Jankélévitch, di un futuro utopico o escatologico bensì proximum, immediato, poiché indica che non c’è alcuna mediazione tra noi e quell’istante. L’avventura essendo rivolta verso l’avvenire non può contemplare la propria opera d’arte davanti a sé, perché è sempre “sul punto di”. L’avventura è legata all’avvenimento dell’evento e «l’avvenimento è l’istante in istanza: non più l’attualità che si sta verificando, né man mano che si verifica, ma l’attualità ancora sul punto di verificarsi»3.
Una lettura fondamentale per Jankélévitch è stata sicuramente il saggio dal titolo La filosofia dell’avventura del 19104. In questo testo Simmel considera l’avventura come qualcosa di misterioso che spezza l’abituale configurazione di senso della nostra vita (caratterizzata dal dominio del rapporto causa-effetto, un tempo anteriore causa che chiama un tempo posteriore effetto). Ad esempio, Simmel riporta l’esempio di Casanova che, pur consapevole della sua natura incostante e avido del nuovo, poteva affermare nelle sue memorie di aver desiderato sposare ogni donna da lui veramente amata: l’esperienza dell’attimo lo spingeva a cercarne la continuazione, a proiettarsi nel futuro, pur essendo consapevole che il corso della vita gli avrebbe dato motivi di pentirsene. Le capacità seduttrici del presente lo spingono a dimenticare i dettami dell’esperienza ordinaria.
Un altro esempio di Simmel riguardante l’avventura è quello che si trova nel saggio Sulla psicologia del pudore5 in cui racconta come a causa della diffusione di alcuni meccanismi ausiliari dei lavori domestici (Simmel pensa alla prima macchina da cucire), la donna si senta esonerata, in determinati strati sociali, dalle mansioni più pesanti e che richiedono maggior tempo. Le si spalanca così all’improvviso un inatteso spazio di virtualità. Essa non ha però ancora appreso ad approfittarne. Da qui il ricorrente fenomeno del bovarismo, dell’avventura erotica femminile. In questo caso l’avventura non è altro che la sensazione che molte di quelle virtualità rimarranno inespresse. Simmel parla di “incurante grandeur dell’esistenza”, con parole che ricordano lo spreco sontuoso batailliano.
Dalla lettura di Simmel Jankélévitch è portato a distinguere l’avventuriero dall’avventuroso. L’avventuriero è considerato da Jankélévitch una forma di non avventura in quanto fa dell’asistematicità la sua sistematicità, diventando un professionista dell’asistematicità. L’avventuroso è sempre un debuttante (si veda il caso di Casanova), al contrario dell’avventuriero. L’avventuroso infatti non è il temerario che corre più rischi possibili fine a se stessi, bensì colui che confida nel possibile e sollecita il suo realizzarsi6.
Cosa ne è dell’avventura oggi? Cosa ne è, ad esempio, dell’avventura in treno, figura ricorrente nella letteratura, nell’arte e nel cinema dell’Ottocento e Novecento (Dickens, Pasternak, Nèmirovsky futurismo, l’arrivo di un treno alla stazione dei fratelli Lumière, Assassinio sull’Orient Express, Paul, Mick e gli altri di Ken Loach)?
Un tempo la ferrovia collegava tutti i piccoli centri in modo ossessivo e capillare. Ormai le tratte diminuiscono e si privilegiano pochi treni la cui velocità non permette più di veder scivolare il paesaggio fuori dal finestrino e il rumore della pioggia non è più udibile. Incapsulati in treni supposta, conta soltanto la partenza e l’arrivo: il viaggio in treno assomiglia sempre più a un viaggio in aereo. Ma un certo modo di viaggiare e percepire costituiva anche un collante sociale. I diversi modi in cui ci rappresentiamo il paesaggio e i modi in cui viviamo i suoi diversi e molteplici ritmi e temporalità non sono mai neutri o innocenti7. La questione della temporalità dell’avventura può così svilupparsi nell’ambito di un’economia politica della percezione, come ha insegnato Benjamin riguardo allo sfondo architettonico dell’ambiente quotidiano come componente della propria economia percettiva8.

1 L’avventura, la noia, la serietà. Jankélévitch, L’avventura, la noia, la serietà, Lampi di stampa, Milano, 2000,

2 Riprendo lo spunto di Bruno Accarino in occasione della conferenza citata.

3 Ivi, p. 26.

4 G. Simmel, Philosophie des Abenteuers, cit. in D. Frisby, Simmel and Since, London/New York, Routledge, 1992

5 G. Simmel, Sulla psicologia del pudore, a cura di Vittorio Cotesta, Roma, Armando, 2004.

6 A. Dal Lago, Le antinomie dell’esistenza. Simmel e la filosofia della vita, cit. p. 96.

7 C. Perissinotto, Elegia del treno lento: Rumiz, 740 e la ferrovia, Italica , Vol. 90, No. 2 (Summer 2013), pp. 245-271.

8 W. Benjamin, L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, Einaudi, Torino, 1966, pp. 44-46.

In bilico. Un altro discorso di Capodanno

di Giuseppe Panella

Mi piace pensare che la nostra sarà una generazione ambigua agli occhi dei posteri: nata troppo tardi per poter morire eroicamente e adeguatamente, morirà troppo presto per riuscire a ri-nascere.
Tutti i barlumi di un Nuovo che si intravvede già nelle notti delle metropoli mondializzate, tutto il possibile universo dei possibili che si affaccia alla nostra debole comprensione dell’oggi e del domani, tutti i richiami ad un qualcosa che forse sarà, ci sono negati definitivamente.
E, tuttavia, non ci sarà impedita la consapevolezza del declino, l’amarezza dell’agonia, il sudore di morte della fine: siamo con-dannati a restare così a metà, sospesi a mezz’aria, in attesa di qualcosa. Non sappiamo cosa siamo, non sappiamo cosa faremo. Sappiamo soltanto che non siamo soddisfatti di quello che è stato fatto di noi. Morire non sarà così difficile anche se non è così facile prevedere che cosa ci aiuterà misericordiosamente a scomparire e se questo avverrà. Così come noi lo abbiamo imposto ai nostri padri, i nostri figli prenderanno su di noi sovrana vendetta: moriremo agitando le mani e porgendo il collo come si legge di Josef K. nel finale del Processo di Kafka. Non si tratta qui soltanto di vane geremiadi sul tempo che passa, ma di una vera e propria geistige Wirklichkeit.
Noi siamo sospesi: non abbiamo il coraggio di farla finita con il secolo che ci opprime, ma, nello stesso tempo, non possiamo portare a termine il compito che ci eravamo prefissi e che ci atterra.
Cambiare il mondo: ma se non sappiamo più nemmeno interpretarlo?
Cambiare la vita: ma se poco o nulla di autentico ci rimane da vivere?
Le attese del futuro sono anche le radici vitali del nostro voler-essere-qualcosa: se questo processo progressivo si arresta, allora, le nostre radici si indeboliscono e restano così, a mezz’aria, come le radici aeree delle piante saprofite.
A conti fatti, non ci aspettiamo di più dalla vita. Essere-là-ad-aspettare chi si sapeva che non sarebbe mai arrivato è stato il più saggio proposito del Beckett maggiore (ma erano proprio quelli i tempi delle più grandi speranze!): noi non abbiamo più neppure la forza di realizzare questa scelta ‘impossibile’.
Attendere significa già scegliere: e a che cosa servirebbe?
Il suicidio, infatti, è già una scelta e non se ne sente più il bisogno vitale di rifiuto e di proposta. L’attività produttiva e macchinale è anch’essa una scelta, ma non fa più conto nemmeno parlarne. È l’oblio che vogliamo e desideriamo: forse il Nulla beato dei ‘buddhisti europei’, il Nihil Negativum della tradizione occidentale e dialettica, la fine serena e senza scosse di un ciclo, il tramonto dell’Occidente o del Mar Mediterraneo?
Morire dormire dimenticare, sicuramente: l’Occidente è il tempio della memoria, il Pantheon delle Erinnerungen, il Paradiso terrestre delle ricordanze. Tutto questo non serve più.
Quello di cui la nostra generazione ha bisogno è obliare i suoi ricordi, cancellando la propria memoria storica come si azzera un videotape o un Cd-Rom.
Non darsi più compiti per la sua epoca perché non potrà più risolverne nessuno. Per questo ben venga la dimenticanza programmatica del destino: sia essa la siringa del tossicodipendente o la Biblioteca di Babele di Borges, il joint dello studente liceale o il video del word-processor dell’intellettuale, il più sterile ‘acido’ dello junkie o l’Ethica more geometrico demonstrata di Antonio Negri in carcere a Rebibbia.
Ma speriamo di saper dimenticare (anche, soprattutto) tutto questo.
Buon Millennio a venire!

(da Diario dell’altra vita. Lo sguardo della filosofia e la prospettiva della felicità, Editrice Clinamen)